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> Il Capolavoro di Francesco Borromini: San Carlo alle Quattro Fontane <

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 > Diario

La mia vita nel cuore della Trinità

>Possiamo definire un autentico evento editoriale e una benedizione della Santissima Trinità l’edizione del suo Diario spirituale. Il libro, dal titolo eloquente La mia vita nel cuore della Trinità è stato pubblicato in bella veste tipografica dalla Libreria Editrice Vaticana nel mese di novembre 1996 (comprende 765 pagine, di cui 16 di fotografie a colori). Nella parte introduttiva, si legge un bel profilo biografico > di Elisabetta, curato dal padre gesuita Luigi Filosomi, e una succosa esposizione della sua esperienza spirituale in quanto madre e sposa tradita, firmata dal padre domenicano Giordano Muraro. L’edizione in sé, poi, è stata predisposta e seguita da padre Vittorio Luchetti, passionista, e da padre Juan Pujana, trinitario. È più che mai significativa questa collaborazione di quattro religiosi di abiti diversi, — caso molto raro — accomunati dal desiderio di mettere finalmente in mano a tutti un’eredità spirituale così preziosa e attuale, che per troppo tempo è rimasta dimenticata.

>    >Sorprendentemente il prezioso Diario, tutto autografo, è rimasto fino ad oggi inedito, quale tesoro nascosto nell’archivio dei Padri Trinitari di San Carlino, a Roma. A Elisabetta fu richiesto dal suo confessore illuminato di raccontare per iscritto le meraviglie che la Trinità Santa operava nella sua anima, ed ella obbedì (benedetta obbedienza!).  Iniziò a scrivere l’anno 1807 e, salvo un’interruzione di quattro anni (1809-1813), proseguì, nonostante dubbi e tentennamenti di sorta, fino alla vigilia della sua morte. Con umiltà e schiettezza riferisce tutte le carezze che riceve dal  suo divin Sposo, Gesù Cristo, e dal Padre e dallo Spirito Santo, mediante lumi interiori, prove indicibili, consolazioni, purificazioni, lotte, elevazioni, inaudite persecuzioni diaboliche, esperienze mistiche, disagi familiari, prodigi. Ci dice come “salvò” la sua famiglia: quando per lei e per i suoi cari si fece incombente il rischio di smarrimento e di frantumazione per colpa dell’infedeltà del marito, ella aprì totalmente il cuore al suo Gesù, in modo da far irrompere il proprio amore nella Sua persona e attingere abbondantemente al Cuore di Cristo la forza e la luce indispensabili per amare ancora di più Cristoforo e fare del focolare domestico vero vivaio di fede, speranza e carità. Nel suo Diario non si respira l’aria di rassegnazione della donna che, per motivi sociali e morali, subisce a malapena il tradimento e le vessazioni del marito, bensì la libertà interiore e la gioia profonda della donna coraggiosa che si lascia prendere per mano da Dio Trinità (Amore, Gioia, Libertà, Vita piena) e riesce a ricostruire con Cristo un amore del tutto nuovo, sorgente della vera felicità. Elisabetta abbracciò il matrimonio come una autentica vocazione e missione da vivere ogni giorno più intensamente e da realizzare nel concreto e nel quotidiano. Sentiva la voce di Gesù che la invitava ad essere dono per il consorte e le  figlie. A questo scopo ella vive in continua dedizione per suo marito, che assiste con tanto affetto in occasione della malattia, senza allontanarsi dal suo capezale; in merito ai debiti da lui contrati, invoca i creditori a condonarglieli. Segue le figlie sollecitamente nella loro crescita personale e cristiana e nella loro scelta vocazionale: una diventa suora e l’altra sposa.

>    >Nelle pagine di questo eccezionale Diario si evidenzia, a nostra grande sorpresa, la straordinaria  e provvidenziale missione che quella donna umile e tradita ebbe a compiere a sostegno del papato (specialmente Pio VI e Pio VII), per il bene del popolo di Dio, per la pace della società, ecc. Ci stupisce quando ci parla del suo ruolo determinante per il ripristino della Compagnia di Gesù, che era stata soppressa da Clemente XIV nel 1773 e fu ristabilita da Pio VII il 7 agosto 1814, grazie appunto alle preghiere e ai sacrifici di Elisabetta, che, essendo stata guidata spiritualmente da ex-gesuiti negli anni 1802-1807, si sentiva molto unita a Sant’Ignazio di Loyola e al suo istituto. Si offrì come «vittima» per la pace e la santità della Chiesa, così come per la salvezza dei peccatori.  Dalla contemplazione del mistero trinitario e dalle lunghe ore d’intimità con Gesù nell’Eucaristia ella traeva  luce e slancio per affrontare con dedizione esemplare i lavori più umili e pesanti per mantenere la famiglia, ridotta sull’astrico, e ancora per sccorrere le famiglie in difficoltà e i bisognosi. Dalle sue confessioni  emerge una grande capacità di apertura e di lettura dei segni dei tempi sociali ed ecclesiali. Ella si è identificata con la sua società, facendola propria nella situazione di laici, famiglie, ecclesiastici e religiosi. Nel suo cuore tutti sono presenti, tutti sono amati con passione; da tutti si sente attratta, per tutti vuole consumare la sua vita. Infatti, pregava per quanti si avvicinavano a lei con fiducia ed invocavano il suo consiglio e la sua intercessione; andava incontro alle coppie in crisi, ai poveri e agli am>malati, condivideva con i bisognosi perfino il necessario per il sostentamento della sua famiglia. Per la santità della Chiesa, per il bene del Papa e la pace della sua città era pronta ad offrire tutta la sua vita quale vittima di espiazione.

>    >A Elisabetta Canori Mora — diceva Giovanni Paolo II in occasione della sua beatificazione — «una fede calda e una eccezionale esperienza mistica la sostennero nelle tante difficoltà incontrate sia nella vita matrimoniale che nell’educazione delle sue figlie». Ebbene, secondo il suo Diario, molte delle sue esperienze mistiche si riferiscono direttamente al mistero della Santissima Trinità, mistero di amore divino, che per lei è fonte, via e meta della sua esperienza spirituale. Tre santi angeli di elevato rango celeste, oltre l’angelo custode, le furono assegnati per condurla sulla via di una altissima comunione con le tre Persone divine. «Questi nobili cittadini celesti mi sono stati — riferisce —, per particolare privilegio, assegnati dalla potenza del Padre, dalla sapienza del Figlio, dalla virtù dello Spirito Santo, mentre questi santi angeli appartengono distintamente ai tre divini attributi». Si dichiara spesso altamente favorita dalla Santissima Trinità. Così, per esempio: «Come padre mi strinse amorosamente al suo seno; come amico mi donò i suoi meriti, in maniera molto particolare, per mezzo dei quali fui sublimata all’alto posto di diletta sua sposa. Eccomi dunque favorita dalla Triade Sacrosanta» (anno 1814). Nello stesso periodo, dopo avere implorato dal Signore la salvezza per tutte le anime a lei unite, «fatta la preghiera, fu sollevato in un baleno il mio spirito, e condotta da Dio medesimo fui in>oltrata negli ampi spazi della divinità. In questo immenso luogo mi fu compartito un merito molto grande della Triade Sacrosanta: la potenza del divin Padre mi compartì l’attività di ottenere la grazia, la sapienza del divin Figlio mi donò l’efficacia della preghiera, l’infinita bontà del divino Spirito si fece mediatore, col compiacersi di esaudirmi per puro amore, senza cercare il demerito mio, e in questa guisa ottenni la suddetta grazia». >>

>     >Giunse «perfino a palpare con lo spirito il cuore di Dio», dove> conobbe per evidenza l’amore infinito di Dio-Trinità nei suoi confronti e l’unione inscindibile della sua anima con la Triade Sacrosanta, manifestatale in forma di tre rami (le tre potenze della sua anima) insiti nell’albero eterno della Trinità. Durante una novena di preparazio>ne alla festa della Trinità (maggio 1815), si sentì trasformata dalla Santa Trinità per mezzo di un dardo prodigioso che, partito dalla sacra ostia, colpì il suo cuore: «L’amabile saetta mi fece morire e poi mi ridonò la vita».

>     >Il mistero della Triade Sacrosanta, come usa dire, le si manifestava inconfondibilmente — fin dal 1807, quando si affidò alla guida spirituale di padre Ferdinando — sotto vari segni e simboli (visioni mistiche di grande interesse per la penetrazione del mistero fontale della nostra fede): Una fonte di acqua viva; un misterioso bastone che era tutto il suo sostegno («o sovrano bastone, ti racchiudi in te la magnificenza di un Dio trino e uno; in te contemplo l’augusta Trinità, tu mi simboleggi gli attributi di Dio, mio Signore, tu mi dimostri la figura del divin Verbo!»);  «una splendidissima e vastissima nube, con tre rappresentanze, benchè una sola fosse la nube, e tre immensi raggi di eterna luce che in essa risplendevano, uno distinto dall’altro, benchè una sola fosse la luce»; «una luce immensa figurata in tre globi di una belleza senza pari, in cui la povera anima mia conosceva, per quanto ne è capace, l’infinita essenza di Dio, uno e trino... Con mio stupore osservai che le opere generate da questa luce tornavano alla medesima luce. Per mezzo di interna illustrazione conobbi che queste sono le opere meravigliose della sua infinita potenza, della sua infinita sapienza, della sua infinita bontà. Per mezzo della suddetta luce Dio mi degnò di un grado molto particolare di unione».

>     >Sovente si limita a sottolineare lumi speciali per conoscere l’altissimo mistero, con affermazioni di questo genere: «Per mezzo di intellettuale intelligenza, volle Dio darmi in qualche maniera a conoscere l’augustissimo mistero della sua Triade Sacrosanta»; «Conoscevo le divine determinazioni di Dio, i suoi rettissimi giudizi..., ecco come trionfano le tre divini attributi di un Dio trino e uno, che in tutto si glorifica in se stesso»;

>    >Nella linea della spiritualità dell’Ordine Trinitario — Gloria tibi, Trinitas, et captivis libertas —, tale esperienza spinge Elisabetta a donarsi senza riserve ai fratelli sofferenti del suo intorno. È una spiritualità di comunione personale con il Padre, in Cristo sotto l’azione e la guida dello Spirito, per cui necessariamente sfocia e si incarna in un impegno de servizio amorevole e liberante ai poveri. La Beata ci fa capire, lungo tutto il suo Diario, che solo perchè immersa nel cuore della Trinità, che è Amore e Comunione e sorgente di ogni vero amore, potè realizzare appieno la sua vocazione matrimoniale e la sua missione ecclesiale, facendo della sua vita un dono d’amore senza contraccambi per tutte le persone, a cominciare dai suoi cari. Con la sua testimonianza sottolinea la centralità che nella vita di coppia, nel cuore dell’uomo e della donna, deve avere Dio-Trinità.

>     >La Santissima Trinità la rese un canale largo e profondo della Sua infinita misericordia per strappare le anime alla schiavitù di satana sia in questo mondo che nell’altro (purgatorio). Molte volte questa donna umile fu chiamata dal Signore: «Arbitra del mio cuore». «Chiedi, dimmi cosa brami, tutto otterrai dall’infinito mio amore», le diceva, in riferimento sia ai bisogni del mondo e della Chiesa sia alla salvezza delle anime purganti. Sentita una tale dichiarazione, il 1 novembre 1816... Ma ascoltiamo il racconto: «Piena di fiducia nei meriti santissimi di Gesù, con umile preghiera chiedo di liberare dal purgatorio le anime purganti. A questa mia richiesta, mi fu presentata una smisurata chiave: Va’, mi sento dire, va’, a tuo arbitrio libera tutte quelle che ti piace liberare». Poi, con la guida e l’aiuto dei santi fondatori dell’Ordine Trinitario e di san Carlo Borromeo, effettivamente «molte di quelle anime furono liberate da quel tenebroso carcere».

>     >Desta grande meraviglia vedere Elisabetta dotata dal Signore di una potenza particolare per liberare le anime purganti, fino a quasi spopolare il purgatorio con certi suoi interventi. Ecco un’altro episodio, spigolato tra tanti altri simili. Siamo all’inizio di marzo del 1821. Dio «mi diceva: Chiedi quanto vuoi che tutto otterrai. Mi approfitai di questa buona occasione. Gli dissi: “Mio Dio, padre delle divine misericordie, vi prego di aprire le porte del purgatorio, affinché vengano tutte quelle anime benedette a lodarvi e benedirvi per tutta l’interminabile eternità”. Al momento, per comando di Dio, andarono in volo molti santi angeli a dischiudere quelle ferali porte, e un numero immenso di quelle sante anime se ne volarono al cielo, corteggiate dai loro santi angeli custodi».

>     >Non posso non citare ancora un ulteriore passo, inquadrato negli ultimi mesi di vita della Beata , quando — come scrive a chiusura del suo Diario — «mi pare che la bontà del Signore voglia ammettere la povera anima al passaggio di una vita deiforme». Ascoltiamola: «Nel mese di novembre 1824, nell’ottava dei defunti, fui favorita in tutti gli otto giorni di particolare grazia, in vantaggio delle anime sante del purgatorio. Dopo lunghe orazioni che facevo per suffragare le suddette anime, si degnava farsi vedere l’Agnello divino. Con tutta piacevolezza mi domandava cosa bramavo. L’anima frettolosa rispondeva: “Ah, mio Signore, voi lo sapete, desidero liberare le anime sante dal purgatorio”. L’Agnelo divino così mi rispose piacevolmente: Te ne concedo la grazia; a tuo arbitrio libera quante anime vuoi dal purgatorio. L’anima rispose: “Mio Dio, mio Signore, e come volete che io faccia a liberarle, se sono tanto miserabile e peccatrice? Gesù mio, venite voi con me a quel carcere, allora sono certa di liberarle!”. — rispose il divino Agnello — andiamo, voglio compiacerti!». L’Agnello portò sulle sue spalle l’anima di Elisabetta nel purgatorio, dove, presa da struggente compassione nel sentire «i gemiti e le preghiere di quelle sante anime, che chiedevano misericordia e pietà», ne chiese con straordinario fervore la liberazione  al «mio buon Signore, stringendolo forte al mio cuore... L’amante Agnello così mi disse: Figlia diletta mia, poni la tua mano nel forame del mio cuore e lascia scorrere il mio sangue a larga copia. L’anima prontamente obbedì... Quel sangue divino, che scorreva in larga copia, andò ad estinguere quelle atroci fiamme. Allora si vide la moltitudine di quelle sante anime purganti ripiene di gioia e di contento. Scesero allora in quel carcere i loro santi angeli custodi e le condussero con sommo gaudio al cielo, in mezzo ad una risplendente luce... In tutti gli otto giorni dell’anniversario dei fedeli defunti mi seguì questo fatto, sempre nei medesimi termini. L’ultimo giorno ebbi il contento di vedere, con sommo mio stupore, quel carcere poco meno che vuoto».

>    >Il rapporto speciale di Elisabetta con la divina misericordia è uno degli aspetti che più colpiscono in questo suo Diario, dal quale traspare come quella donna fragile, che ottenne dal Signore la conversione del marito e, in vari momenti drammatici della Chiesa e di Roma, arrestò la giustizia divina sul punto di colpire, ha ricevuto dalla Santissima Trinità il dono e la missione di condurre a Cristo e al paradiso tutte le persone che si metteranno sotto la sua protezione. Diamone qualche riferimento testuale. Nel febbraio 1821, «così Dio si degnò di parlarmi intimamente: Mia diletta figlia, tu riporti il trionfo della mia Chiesa. Tu facesti violenza al mio cuore col sostenere virilmente un diluvio di patimenti per amor mio, così ti facesti mediatrice e, in luogo della giustizia che volevo in questi momenti far trionfare per mezzo di severo castigo, ecco invece nelle tue mani la mia misericordia. Non più disperso e ramingo sarà il gregge di Gesù Cristo, né la tua Roma perderà il dominio della cattedra infallibile della verità di santa Chiesa. Vedi, o mia amantissima figlia, fin dove giunge l’amor mio a condiscendere la tua volontà, le tue brame. Sei paga? Brami altra prova dell’infinito amore che ti porto?». E qualche giorno dopo: «Mia dilettissima figlia..., ecco l’amor tuo per la mia grazia fin dove giunse! La mia potenza, la mia sapienza, la mia bontà [=attributi delle tre Persone divine] in te voglio magnificare, per dimostrare l’amore che ti porto. Per mezzo della mia grazia sei divenuta terribile all’inferno, e alla tua voce la potestà delle tenebre resterà confusa e il suo orgoglio resterà da te, in mio nome, vinto e soggiogato».

>    >Infiammata di un amore appassionato a Cristo Crocifisso, fece sua la fame di anime del Cuore di Gesù. Esclamava al suo divino Sposo: «Anime cerco di ricondurre all’amante tuo cuore: ecco la mia vita, ecco il mio sangue, tutto per il tuo amore si verserà. Anime chiedo, caro Gesù mio, non negare questa grazia». Racconta che molte volte si rivolse al Signore con suppliche come questa (Natale 1814): «Gesù mio, vi chiedo in grazia che tutti quelli che mi beneficano e tutte quelle persone che sono a me unite in spirito, siano salve. Sì, Gesù, vi chiedo questa grazia, non me la negate... Gesù mio, queste anime sono unite a me con vincolo di carità, a me appartengono, le voglio tutte salve! Non partirò dai vostri santissimi piedi fintanto che non abbia ottenuto da voi la grazia». Ebbene, dalle tre Persone della Trinità «ottenni la suddetta grazia, non solo per quelle anime che mi hanno fino ad ora beneficato, ma ancora per tutte quelle persone che mi beneficheranno per il tratto successivo. Saranno tutte salve quelle anime che sono e che saranno a me unite in spirito!». E Gesù volle rassicurarla a più riprese: «Sappi che tutte quelle anime che volontariamente a te si soggetteranno saranno salve». Stupefatta e dubbiosa per queste parole, si intese dire ancora: «Scrivi pur liberamente: sono per mantenere a queste persone la promessa».

>    >Un’altra volta ascoltò dalle labbra di Gesù: «Figlia, figlia diletta mia, è infinito l’amore che ti porto. Che onore che gloria! Quante anime condurrai al mio amore! Io ti darò l’aiuto, perché tu possa operare cose grandi e di sommo mio onore. Ti ho prescelto per una grande opera, corrispondi fedele alla mia grazia! Tutto potrai nel mio nome, chi ti potrà nuocere, chi ti potrà sovrastare? Io sarò sempre con te. Un atto della tua volontà basta per beneficare ogni creatura».

>    >Così comme avvenne durante la sua vita terrena, anche ora, nel tempo senza fine della sua vita gloriosa, la potentissima intercessione della Beata Elisabetta Canori Mora si rivela particolarmente efficace nei casi di famiglie e coppie divise, di rapporti compromessi tra genitori e figli, di focolari domestici mortificati dalla disoccupazione, la povertà o la malattia. Fece del suo Dongiovanni Cristoforo un capolavoro. È pronta a fare altrettanto, nel nome di Cristo, con il rozzo legno che portiamo ognuno di noi.

>     >Bella, accattivante, rassicurante, sorella forte e sollecita, madre compassionevole, spirito affascinante, umile ma arditissima nel far del bene, votata per intero alla nostra salveza, rubacuore di Cristo, tanto vicina e dedita a noi quanto immersa per sempre nel cuore della Trinità,... questa nostra Elisabetta, che ci si confida, aprendoci i tesori del suo cuore nel suo inestimabile Diario!

>     >Il 24 aprile 1994, nel contesto dell’Anno Internazionale della Famiglia, Giovanni Paolo II la dichiarò Beata, presentandola al popolo cristiano come sposa e madre esemplare, impegnata in una fedeltà eroica , nei valori più esigenti e permanenti del Vangelo. Fu —disse il santo Padre— una «donna d’eroico amore. Sposa e madre esemplare, impegnata a testimoniare nella vita quotidiana i valori esigenti del Vangelo. La sua forza fu in ogni momento la preghiera». Nell’ora del laicato, Dio ci offre questa grande donna mistica con una specialissima missione per il bene della Chiesa. In questo nostro tempo così travagliato e combattuto per quanto riguarda i valori del Vangelo e, in particolare, i valori del matrimonio e della famiglia, quindi, in questa società così assetata di guide forti e saggie, il Diario della beata Elisabetta — grande amica, sposa prediletta, serva incondizionata di Cristo — si rivela un faro orientativo di splendente e rassicurante luce. Per molti la sua lettura sarà una guida preziosa, un aiuto alla loro vita di fede, un sostegno e una consolazione nelle loro pene.

>     >La nostra Beata fu sepolta nella cripta di San Carlino. Attualmente le sue reliquie si venerano nella cappella barberiniana della chiesa. Nella primitiva sacrestia di questo capolavoro architettonico (di Francesco Borromini), si possono contemplare parecchie cose originali che la rigaurdano: alcuni abiti, enelli matrimoniali e ditali, oggetti di penitenza (cilicio e disciplina), carte autografe, l’Imitazione di Cristo di suo uso personale, ecc.; anche due ritratti di famiglia contemporanei: uno la ritrae all’età di sette anni con la sorella, e l’altro (un quadro in miniatura) alla vigilia del suo matrimonio.

Per leggere il Diario su Internet, cliccare: www.intratext.com/osst

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