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> Il Capolavoro di Francesco Borromini: San Carlo alle Quattro Fontane <

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IL CHIOSTRO E LA SUA "ANIMA"

Nel chiostro di San Carlino si rispecchia simbolicamente e spiritualmente la vita dei frati che vi dimorano. Lo vediamo come un piccolo e raffinato corpo lapideo che racchiude un'anima grande; un luogo arricchito e arricchente di nobili sentimenti e di sana spiritualità. Oltrechè edificio, San Carlino è un organismo vivo, il cui palpito risuona in tutti gli angoli della casa. La presenza dei Trinitari ne è, se così si può dire, il marchio di fabbricazione, ma, anche e sopratutto, la linfa che lo mantiene vivo e fecondo.

A questo proposito possiamo richiamare alla memoria alcuni dati essenziali. Consolidata in Spagna la riforma dell'Ordine della Santissima Trinità ad opera di San Giovanni Battista della Concezione (1561-1613), nel 1609 arrivano a Roma quattro Trinitari, facenti capo al padre Gabriele dell'Assunta. Tre anni dopo inaugurano sul colle Quirinale una modestissima casa, con la sua cappella pubblica, dedicata alla Santissima Trinità e a San Carlo Borromeo. Nel 1634 viene siglato lo storico accordo tra i frati e il giovane architetto ticinese Francesco Borromini, che assume l'impegno di costruire per loro un nuovo convento. L'entusiasmo dell'artista è tanto più slanciato quanto più fiducia ripongono in lui i poveri frati, il suo progetto è tanto più ricco e originale quanto più umili e meno costosi dovranno essere i materiali da adoperare: non per nulla, per la prima volta, gli si accorda piena libertà e autonomia nella realizzazione dell'opera. L'ingegno e la generosità dell'artista, trovano un giusto alleato in quel drappello di Trinitari spagnoli, pronti a lasciarsi sorprendere dall'afflato divino dell'arte. Così è nato, nel cuore della Città Eterna, questo gioiello architettonico del barroco, che, con il trascorrere del tempo, ha acquistato un'importanza straordinaria per l'Ordine Trinitario, sia per l'opera redentiva e misericordiosa ivi svolta fin dall'inizio, sia per la schiera di anime sante che sono vissute dentro o in stretto contatto con il convento, sia per la sua funzione di casa di formazione dei giovani seminaristi dell'Ordine. Tra i modelli di santità, possiamo rammentare, il beato Domenico Iturrate (1901-1927), il venerabile Felice della Vergine (1903-1951), alcuni martiri della guerra civile spagnola; le due splendide figure di spose e madri dell'Ottocento: le beate Anna Maria Taigi (1769-1837) ed Elisabetta Canori Mora (1774-1825) -la sua tomba è venerata proprio nella chiesa di San Carlino-; la serva di Dio Maria Teresa della Santissima Trinità (1734-1801), che alla fine del Settecento fondò a San Carlino l'istituto delle Suore Trinitarie di Roma.

Durante l'occupazione napoleonica, i religiosi misero a rischio la propria vita pur di difendere il convento, in pericolo imminente di subire danni strutturali irreparabili. E così è stato sempre: l'amore ed il sacrificio dei Trinitari hanno garantito, più di altre circostanze, la conservazione nella sua interezza di questa meravigliosa opera borrominiana.

La contemplazione del chiostro riconduce la mente alle sue alte funzioni spirituali. Tra le sue colonne passa il flusso ininterrotto di vita che unisce i frati trinitari con gli uomini e le donne del loro intorno. E' lo spazio ed il clima adatti a tanti gesti di accoglienza, ospitalità, ascolto fraterno, solidarietà, accompagnamento spirituale, dialogo, che i frati compiono per alleviare le pene ed illuminare i sentieri degli uomini. Appena si varca la porta del convento, una dolce ventata di pace, silenzio e sollievo interiore investe l'animo del visitatore, che spesso arriva appesantito ed affaticato dal frastuono e dall'inquinamento delle vie cittadine. Nonostante le sue piccole dimensioni, anziché una sensazione di buio e di ristrettezza, il ridente chiostro offre subito un ambiente di luce e di speranza. La sua struttura aperta, nella spoglia ed armonica linearità delle sue mura, nella disposizione semplice e suggestiva delle sue collonne e collonnine, invita ad innalzare lo sguardo dello spirito. Se il silenzio spinge al raccoglimento e alla riflessione, la bellezza della costruzione e il cielo che la sovrasta infondono coraggio e speranza.

E' un luogo che favorisce la meditazione e il colloquio con Dio. Certo, non sono molti, nell'attualità, i momenti di preghiera comunitaria che vi si svolgono, però rimane pur sempre il dolce richiamo ambientale all'interiorità e alla contemplazione. Da questa angolatura si scorge un elemento particolare, che, sebbene non appartiene all'opera borrominiana, è ormai parte integrante del chiostro: la bella edicola mariana, collocata a ridosso della porta che comunica con l'interno del tempio. La Vergine Santissima stà lì, discretamente e pazientemente collocata in un angoletto, offrendo la sua accoglienza materna a tutti i visitatori attenti, ai quali ricorda che il luogo è sacro e che, due metri più in là, li aspetta suo Figlio, Colui che è il cammino, la verità e la vita.

Tre porte comunicano il chiostro con il suo intorno: una con la strada, un'altra con la chiesa e un'altra ancora con l'abitazione dei frati. Punto di congiunzione delle tre istanze, che conformano l'esistenza della comunità: Cristo, la comunione interna dei suoi membri e il loro servizio evangelico alla società. Il grazioso pozzo del centro, poi, benché oramai inaridito, aggiunge una nota simbolica non trascurabile. Nel chiostro, infatti, i religiosi elargiscono ai fratelli l'acqua di vita, attinta alla "fonte inesauribile del Salvatore". Memori dell'incontro di Gesù con la donna samaritana accanto al pozzo di Giacobbe (cf. Gv 4), sono pronti ad intavolare un dialogo ristoratore con tutti quelli che hanno il cuore lacerato dal dubbio o dal peccato. Altro elemento evocatore in tale senso è l'affiancamento di San Carlino alle storiche e rigogliose "Quattro Fontane" (una di esse, addirittura, assemblata con il campanile della chiesa), sempre zampillanti di abbondante acqua felice, potabile e fresca tutto l'anno.

C'è d'augurarsi che il chiostro di San Carlino, che ha ripreso il suo splendore architettonico originale grazie al sostegno umano e finanziario del popolo svizzero (con cui si rinnova ed arricchisce l'antico legame che unì Francesco Borromini ai Trinitari spagnoli di Roma), continui a rincuorare i suoi visitatori con i benefici raggi della sua "anima".

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