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> Il Capolavoro di Francesco Borromini: San Carlo alle Quattro Fontane <

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LA SACRESTIA

interno.JPG La sacrestia attualmente consiste in due ambienti rettangolari comunicanti, di cui il secondo molto più piccolo del primo; originariamente essi costituivano un'unica aula rettangolare. Nel soffitto un ovale centrale è congiunto alle punte delle vele definite da nastri profilati in stucco. Teste di cherubini quadrialati in funzione di mensole sottolineano il passaggio degli angoli. Al di sopra della porta che mette in comunicazione i due ambienti si può ammirare il dipinto con San Carlo Borromeo che adora la Trinità di Orazio Borgianni, eseguito probabilmente tra il 1611 ed il 1612. Lungo le pareti sono esposti dipinti di epoche e mani differenti. Di pregevole fattura risultano gli arredi di sacrestia, tutti del XVII secolo. 

DUE DIPINTI DEL CERRINI
In un ambiente attiguo alla sacrestia si conservano i due bellissimi dipinti eseguiti da Giovanni Domenico Cerrini, di Perugia (1609-1681) per i due altari collaterali della chiesa. Uno raffigura Sant'Orsola e fu eseguito nel 1642. L'altro, eseguito l'anno successivo, rappresenta La Sacra Famiglia con le Sante Agnese e Catarina d'Alessandria.

SCALA ELLISSOIDALE
Alla chiesa sotterranea si accede attraverso una scala ellissoidale che al di sopra conduce al campanile. Ripete lo schema di quella superiore con volta leggermente curvata e con pilastri al posto di colonne e nicchie. Sull'altare maggiore si scorgono i resti di un affresco con la Crocifissione, certamente ritoccata nel secolo scorso.

LA BIBLIOTECA
La descrizione della "libreria" del convento di San Carlino alle Quattro Fontane riportata in occasione di una visita effettuata il 1 gennaio 1665 da studiosi e personalità del tempo ad alcuni insigni biblioteche romane, attive in quegli anni, è di grande ausilio per apprendere come questo luogo si presentasse subito dopo la sua realizzazione. Il brano a cui ci riferiamo cita: 
"La camera è lunga ma non troppo grande; anzi le scansie sono solamente nella metà di essa; queste sono ordinarie e nella parte inferiore sono armadietti che si serrano senza esservi libri. Vi osservammo che, per comodità di studiare in piedi, dalle dette scansie si tirano fuori alcune tavolette che rassembrano cornicette, alcune delle quali perché siano più larghe sono doppie, unite con bandelle che si ripiegano poi quando si mandano al suo luogo. Osservai anche che alli legni delli telai delle finestre, per ovviare che
l'acqua a vento non venga per il muro dentro alla libreria, sono alcuni concavi cioè nel legno inferiore del telaio, quali ricevendo la detta acqua questa esce poi dalli detti concavi e penetra in tre canaletti di rame, che passando per il muro portano l'acqua in strada".
In queste cronache, insieme alla biblioteca dei Padri Trinitari, sono menzionate, fra le altre, la Biblioteca Vallicelliana, quella della Sapienza, del Collegio Romano e, tra le private, quelle del duca Altemps e del cardinal Barberini, sita nel palazzo omonimo. Ciò vuol dire che la connotazione della nostra biblioteca non era da meno di quelle più note, sebbene le sue dimensioni fossero di gran lunga inferiori delle altre, infatti non raggiunge i 100 mq.
biblioteca2.JPG La prima ala costruita dal Borromini fue quella del convento, già denominata "Quarto del dormitorio", in cui è compresa, all'ultimo piano, e cioè il terzo, la Biblioteca; i lavori di questo corpo di fabbrica si eseguirono tra il luglio del 1634 e l'agosto dell'anno successivo.
La connotazione originaria della sala della Biblioteca, così come progettata da Francesco Borromini, è desumibile anche dal cosidetto Libro della Fabbrica, redatto da fra Juan de San Bonaventura. Vi si racconta che il "solaro d'abetto a regolo per il convento, scelto e netto di nodi" fue eseguito dal falegname Giovanni Battista Lucatello e che il tetto "sopra la libreria, a due falde, ha due pendenze laterali formanti due padiglioni", di cui si riportano le dimensioni in palmi romani tanto in lunghezza che in larghezza. Risultano descritte anche le misure dei vari elementi lignei che compongono la struttura del tetto ovvero: travi, cantonali, travicelli, ecc. Analogamente nella parte dove vengono definite le voci per la realizzazione delle "scansie", così sono citate le scaffalature per i libri: "In testa della libreria appoggiata al muro verso la loggia scoperta sono collocate n. 2 scansie tonde" ovvero con angolo stondato caratterizzato da un elemento di base di raccordo costituito da un massello scolpito con cornici e riquadrature. Una terza scaffalatura o scansia era collocata tra le due finestre in fondo verso la terrazza, e in questa prima fase di esecuzione delle opere la restante parte della sala doveva essere libera.
Il soffitto a cassettoni, in parte poi modificato, oggi si presenta con riquadri decorati a finto marmo, rielaborazione cromatica questa che interessò tutte le strutture lignee e fu eseguito negli anni 1830-35, mentre l'originario pavimento in cotto tagliato e "rotato ad acqua" è ancora in situ. L'ambiente nel corso del tempo ha subito modifiche, dovute al necessario ampliamento delle scaffalature oltre che ad interventi di riattamento e manutenzione, databili fin dal 1670, eseguiti subito dopo la morte di Francesco Borromini dal nipote Bernardo. Questi realizzó opere di sistemazione delle coperture e trasformò la finestra di mezzo verso il tamburo della chiesa in porta e ridusse l'altezza di circa della metà delle finestre verso il giardino, forse per limitare gli effetti di una eccessiva esposizione.
Fra il XVIII e il XIX secolo furono eseguiti ulteriori lavori ed ampliamenti. Negli anni 1897-98, a seguito della donazione del patrimonio librario (14.000 volumi) del canonico spagnolo José Benavides, fu completata la realizzazione delle librerie lungo le pareti e le scaffalature furono estese fino al soffitto. Nell'occasione, oltre all'esecuzione di numerosi interventi sugli arredi della Biblioteca, fu chiusa la parte superiore della finestra centrale della sala con l'apposizione sopra il portoncino del terrazzo d'un bassorilievo in gesso (opera dello scultore spagnolo Aniceto Marinas, anno 1892), raffigurante il famoso archeologo Giovanni Battista de Rossi mentre, l'11 maggio 1854, illustra in situ a Pio IX la scoperta della cripta dei Papi alle catacombe di S. Callisto.

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