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> Il Capolavoro di Francesco Borromini: San Carlo alle Quattro Fontane <

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 > San Carlino

Il convento, costruito dal Borromini, si sviluppava su quattro livelli: il piano terra conteneva il refettorio con impianto rettangolare ad angoli smussati e volta lunettata e gli ambienti di servizio, i due livelli superiori erano occupati dai dormitori, e l'ultimo era destinato interamente alla biblioteca. Rispetto alla breve facciata sulla Strada Pia composta da tre assi di aperture, quella interna verso il giardino costituiva il fronte principale del primo nucleo del convento ed era connotata architettonicamente in modo da riflettere le diverse funzioni dei vari livelli.
Secondo quanto appare in un disegno di Borromini conservato all'Albertina di Vienna, il convento doveva essere completato con un'altra ala lungo il giardino verso la Strada Felice, che non fu realizzata. Solo nel 1710 vennero realizzati tre distinti corpi di fabbrica per racchiudere il giardino. 
Il chiostro fu iniziato nel febbraio 1635, e due anni dopo doveva essere ultimato almeno per quanto riguarda i lavori murari; mentre i capitolati con gli scalpellini per la realizzazione delle balaustre a pilastrini triangolari furono sottoscritti solo nel luglio 1644. L'impianto ottagonale, ricavato dal taglio diagonale degli angoli di un rettangolo, si sviluppa in altezza con due ordini sovrapposti di colonne tuscaniche, con variazioni negli angoli costituite da una campata convessa al primo livello. Un pozzo ottagonale richiama la forma della pianta. La facciata del convento sulla Strada Pia venne completata solo tra il 1662 e il 1664, prima dei lavori per il contiguo prospetto della chiesa. 
La costruzione della chiesa, iniziata nel 1638, fu portata a compimento nel 1639 per quanto riguarda la struttura al rustico, e soltanto nel 1642 per la decorazione in stucco (iniziata nel 1640). Allo stesso periodo risale il campanile quadrangolare originario (sostituito con la torre attuale nel 1670, quando fu anche ridisegnato il prospetto angolare sul crocevia delle Quattro fontane sovrastante la fontana del fiume Tevere).
Le prime testimonianze del progetto della chiesa risalgono agli anni 1634-36, quando l'iniziale idea di una pianta ad ottagono allungato con terminazioni rettilinee per il vestibolo e il coro e a due cappelle laterali rettangolari, venne modificata, dapprima sostituendo alle terminazioni e alle cappelle ambienti semicircolari, e quindi riducendo questi ultimi a semplici tratti curvi, a seguito del riposizionamento del corpo della chiesa al fine di ricavare la sagrestia nella parte orientale del complesso. 
Sulla matrice geometrica del progetto esistono molte versioni spesso contrastanti tra loro perfino sulla figura generatrice: ovale, cerchi concatenati, losanga, combinazione di ellissi, croce greca, ecc.. Tuttavia la base formale del progetto sembra consistere nella combinazione tra il rettangolo perimetrale e la serie di ovali inscritti che regolano i flessi della cupola, secondo schemi geometrici elementari elaborati con un metodo empirico, facilitato dai minimi problemi statici garantiti dalle ridotte dimensioni dell'ambiente. Al riguardo appare particolarmente pertinente l'affermazione del Cancellieri, nel 1788, che la chiesa di San Carlino poteva essere contenuta all'interno di uno dei pilastri della basilica di San Pietro.
L'interno della chiesa è ripartito da un ordine gigante di colonne di ordine composito con interassi che racchiudono con sequenza alternata un settore più ampio, occupato da una porta e una nicchia, e uno più stretto occupato da una nicchia più piccola. La trabeazione ricorre per l'intero perimetro interno flettendosi in corrispondenza dell'abside e dei settori laterali curvilinei e conferendo una grande continuità formale al piccolo ambiente. Al di sopra di essa la forma della chiesa si ricompone nell'ovale della volta caratterizzato dall'originale disegno dei cassettoni ottagonali e cruciformi, aperta su un lanternino ottagonale con finestre su ciascun lato, che esalta la luminosità prodotta dall'uniforme colorazione bianca della sala.
Sotto la chiesa è ricavata una cripta caratterizzata dallo stesso impianto planimetrico, con due cappelle annesse, una delle quali probabilmente era stata destinata da Borromini a luogo della sua sepoltura.
Dopo il completamento della facciata del chiostro e di quella del convento, nel 1665 si iniziò anche la facciata della chiesa. La fabbrica proseguì nei due anni successivi, fino alla morte di Borromini, quando era terminato l'ordine inferiore e quello superiore era appena iniziato e senza decorazione scultorea. Dopo una prima ripresa dei lavori nel 1669 a cura di Bernardo Castelli Borromini, nipote dell'architetto, il secondo ordine fu completato tra il 1674 e il 1676, privo della statua di San Carlo Borromeo, posta nella nicchia principale solo nel 1680, e di quelle dei padri fondatori, poste nelle nicchie laterali, pagate due anni dopo.
La genesi del progetto della facciata risale a una prima idea tendente alla coincidenza tra interno ed esterno, ribadita dalla presenza di due colonne aggettanti ai lati dell'ingresso, simili a quelle interne. Un successivo approfondimento mostra l'influenza sulla facciata dell'immediato contesto urbano ed in particolare dalle diagonali formate dagli smussi corrispondenti delle Quattro Fontane. 
La versione definitiva, invece, è caratterizzata soprattutto dalla declinazione di schemi triangolari che riflettono un articolato significato simbolico riferito al mistero trinitario. 
Due ordini sovrapposti di colonne corinzie, ripartiscono la facciata assecondandone l'andamento mistilineo, ribadito dal forte aggetto dalla trabeazione che divide i due ordini, sormontata da un attico balaustrato, e da quella di coronamento del secondo ordine, anch'essa balaustrata, interrotta al centro da un grande medaglione. Ordini minori di colonne attenuano la spiccata verticalità della facciata creando due più leggeri ricorsi orizzontali, che partecipano al complesso contrappunto dialettico determinato dalla curvatura convessa del corpo centrale del primo ordine, sottolineata dall'edicola cilindrica sovrastante, in rapporto con la curvatura concava che connota gli altri settori della facciata delimitati dall'ossatura dell'ordine.

(Copiato dal CD-ROM INTERATTIVO: Francesco Borromini. Opere. Works)

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