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> Il Capolavoro di Francesco Borromini: San Carlo alle Quattro Fontane <

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SAN CARLINO ALLE QUATTRO FONTANE
ANNOTAZIONI SUI RESTAURI ESEGUITI ED IN CORSO

Rimando, per una più ampia e dettagliata trattazione degli argomenti, alla pubblicazione che si sta approntando per illustrare e documentare gli studi e gli approfondimenti conoscitivi scaturiti e maturati in tale occasione, sulla fabbrica borrominiana. 
Com'è noto questa, a metà degli anni '80, era giunta in un grave e diffuso stato di degrado che ne mortificava la connotazione architettonica e al quale occorreva porre un argine programmando interventi mirati ed estremamente calibrati considerata la vulnerabilità delle sue consistenze materiche .
Gli ultimi interventi manutentivi, eseguiti nei primi decenni di questo secolo ,in particolare, avevano inciso in modo significativo in parte sulla consistenza architettonica( inserimento di un organo più grande con alte canne collocato sopra l'ingresso della Chiesa, collocazione di due statue nelle nicchie ai lati dell'altare maggiore , rimozione delle falde di copertura del chiostro etc.), sulle finiture (eliminazione di pavimenti in cotto, ) e sulle cromie in genere.
A questo proposito mi sembra interessante rammentare quanto il Soprintendente ai Monumenti di Roma ,arch.Riccardo Pacini, auspicava in occasione del Convegno indetto per le celebrazioni borrominiane del 1967 circa le opere da eseguire nelle fabbriche dell'architetto ticinese e in particolare per il San Carlino nell'articolo: "Alterazioni dei monumenti borrominiani e prospettive di restauro" inserito nel volume I - Studi sul Borromini- (Atti del Convegno ,Roma 1967 ed.De Luca, vol.I).
Ho potuto verificare come in quegli anni (1965-67) , cosa confermata da alcune immagini conservate nell'archivio fotografico della Soprintendenza e da alcune perizie di spesa redatte allora per interventi di restauro, furono eseguite ,tra l'altro, opere per il ripristino delle finestre della cupola che risultavano occluse con sbadacciature lignee.
In quell'occasione si realizzarono i tre infissi in ferro, di forma ottagona ,alla base della cupola , ancora in situ ,( sarebbe auspicabile , dopo il compimento del restauro dell'interno chiesa prevedere la sostituzione dei vetri multicolori, pur conservando i telai in ferro, poiché i loro riflessi troppo accesi creano dissonanze cromatiche e riflessi impropri alle superfici a stucco ).
In quegli stessi anni fu eliminato l'attico posto sulla terrazza prospiciente la Via Quattro Fontane, attribuito al nipote Bernardo , furono realizzate alcune opere per il risanamento della cripta; sempre allora l' arch.Pacini auspicava "la restituzione del colore bianco e la liberazione della tribuna dell'organo "per l'interno Chiesa e per il chiostro riteneva necessario ripristinare la" copertura del"tetto nella forma originaria".
In particolare vorrei qui precisare come la presumibile riapertura della quarta finestra ottagona posta alla base della cupola della Chiesa, in asse verticale con l'ingresso , non può essere attuata proprio perché ,come noto ,la realizzazione o"ricostruzione"del campanile ad opera del nipote Bernardo,nel 1670, con la collocazione di una percorrenza-corridoio a due livelli tra l'estradosso della cupola ,per quel tratto e la struttura muraria della facciata della chiesa ,ha reso tale operazione irreversibile ( la finestra che vediamo oggi occlusa ha un telaio in ferro e vetri piombati la riterrei , per la sua posizione nel vano, attribuibile alla fase borrominiana, a parte,a mio avviso, alcune integrazioni di ferri a cerchio posti per probabili motivi di ancoraggio).
Tornando invece all'argomento relativo all'auspicato recupero del colore bianco occorre ripercorrere le tappe dei restauri compiuti recentemente che il prof.Paolo Marconi, in un articolo, nel quale ha illustrato le fasi salienti di questo lavoro, ha giustamente definito attuato con la "strategia dei piccoli passi".
Come dicevo all'inizio il protrarsi della mancanza di interventi manutentivi adeguati per la conservazione della fabbrica cosi cospicua, ma cosi "fragile" , aveva determinato una sorta di offuscamento della sua immagine e ne stava compromettendo la sua consistenza.
Gli interventi di riassetto e bonifica di tutte le coperture dell'insediamento attuati al fine di restituire loro la funzionalità e quindi arginare il degrado sono state le operazioni preliminari che hanno permesso un esame ricognitivo generale e una serie di indagini conoscitive (anni 1986-90).
Solo dopo questi primi interventi è stato possibile formulare un progetto generale di recupero che fosse attuabile per fasi successive commisurate alle disponibilità finanziarie e alle contingenze del restauro.
Aspetto di rilievo , circa l'attuazione delle opere, è stato il concorrere,pur con diverso impegno ,di più istituzioni pubbliche e private al loro sostegno economico.
Infatti agli stanziamenti iniziali del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali(oggi Ministero per i Beni e le Attività Culturali) si sono affiancati, prima, quelle di una sottoscrizione promossa in Svizzera, ovvero nel Canton Ticino, terra natale del Borromini,poi quelle dell'Ufficio Italiano dei Cambi ,in occasione delle celebrazioni indette dalla contigua sede, poi un significativo finanziamento di un progetto CEE(1995), di un'elargizione spontanea della fondazione GNS Trust,oltre al concorrere di società elvetiche per il recupero del campanile ,intervento completato nel settembre 1999.
Ritengo significativa questa particolare sinergia di forze accomunate , dagli stessi intendimenti al fine di dare la necessaria attuazione alle opere ormai improcrastinabili . 
Allo stato odierno,(gennaio 2000) con gli stanziamenti del Ministero e a cura della Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici di Roma , è in corso, come dicevo all'inizio, il recupero delle superfici a stucco dell'interno della chiesa.
Si sono quindi affrontati, in sequenza , da prima, i temi specifici per il restauro degli elementi architettonici costitutivi della fabbrica ovvero :il restauro esterno del lanternino(1988/89),molto degradato,con la riproposizione delle sue finiture quasi del tutto dilavate, del prospetto in travertino della Chiesa((1990/93),ormai da tempo illeggibile, della cripta(1994), del chiostro e della Biblioteca(1996),poi, piu' recentemente,il recupero dei prospetti del Convento sulla via del Quirinale e sulla via Quattro Fontane(1996/97) e infine il recente interevento del Campanile(1999).
Ogni fase delle opere e' stata chiaramente caratterizzata da diversi aspetti tecnici ed operativi e comunque consequenziale e aderente agli intendimenti progettuali che, dopo un sistematico approccio conoscitivo, tanto sul manufatto che sulla cospicua documentazione storica e d'archivio, prevedevano la ricomposizione, con criteri scientifici della consistenza materica e architettonica in parte alterata,o con rischio di perdita e dove già perduta, e quindi irrecuperabile, segnalassero la memoria dell'evento avvenuto.
E' il caso più eclatante ,ad esempio, della copertura delle falde del tetto del chiostro che sappiamo , a seguito di un intervento dei primi anni di questo secolo, essere stato eliminato con il sottostante solaio ligneo, forse per vetustà o altro.
La sua riproposizione non sarebbe oggi attuabile,ritengo, sia per motivi di carattere tecnico, (il solaio in ferro allora realizzato è ormai irreversibile a causa della caratteristica costruttiva considerato il suo ancoraggio all'architrave lignea collocata all'interno della trabeazione, così come da me già ampiamente illustrato nella pubblicazione sul restauro del chiostro eseguito nel 1996) sia per le istanze proprie del restauro poiché si porrebbe come un'operazione di ripristino del tutto arbitraria e comunque scientificamente improponibile.
Il restauro della Biblioteca ,poi, ha permesso il recupero della fruizione dell'ambiente e delle sue stigliature lignee unitamente alla bonifica e al riordino del ricco patrimonio librario, così come l'intervento eseguito nella cripta, più propriamente di consolidamento, anche se estremamente calibrato,risulta essere forse il meno appariscente, pur essendo stato molto impegnativo tanto sotto il profilo tecnico che esecutivo. 
A questo proposito ritengo opportuno precisare che le opere di consolidamento strutturale eseguite nel complesso sono state ridotte all'essenziale prediligendo ,sempre, prima indagare,studiare,monitorare e poi, ove ritenuto proprio indispensabile, intervenire nel rispetto della sua consistenza statica e materica; infatti il solo effettivo intervento di consolidamento eseguito per la volta della cripta potremmo definirlo un'operazione di presidio statico con l'intento di una sua possibile reversibilità.
Con le opere di restauro dei prospetti del convento sulla via del Quirinale e del prospetto laterale della Chiesa sulla via delle Quattro Fontane è stato possibile far riemergere le superfici architettoniche borrominiane, alterate dall'accumulo di stratificazioni manutentive e da depositi carboniosi, nella loro cromia originaria e nettezza dei rilievi. 
L'esecuzione contemporanea del restauro di questi due fronti, alla cui realizzazione intercorrono circa 20 anni (1641 Quattro fontane -1662 Quirinale) ha permesso lo studio comparato delle tecniche esecutive originarie ,dei materiali costitutivi nonché alcune annotazioni circa l'attribuzione delle loro fasi costruttive a Francesco o a Bernardo oltre alle vicende manutentive.
L'asportazione delle tinteggiature che erano state sovrapposte nel tempo alla superficie originaria ha fatto riemergere,sul fronte della via del Quirinale il trattamento delle finte finestre ad affresco con il loro articolato apparato decorativo nelle posture ,ora socchiuse ora aperte, delle ante ad impannata e nella rappresentazione delle gelosie lignee.
E'stato possibile leggere l'eccezionale magistero delle maestranze comprovato dal rinvenimento di una finitura delle superfici originarie di colore giallino-rosato (color di travertino) applicata ad affresco e con stesura ora più scabra ora più compatta in rapporto ai due fronti strada(in considerazione ,ritengo,delle diverse esposizioni e contiguità in rapporto ai prospetti della Chiesa e del campanile), ma comunque su entrambe perfettamente conservata fino ai giorni nostri pur con le conseguenti inevitabili vicissitudini che il tempo ha impresso . 
Questa fase delle opere ha costituito una significativa tappa, confermando le scelte progettuali sin qui attuate e indirizzando in modo significativo quelle che poi verrano eseguite successivamente nella Chiesa.
Altra operazione di rilievo è stata quella del restauro del campanile e del sottostante cantonale ,da poco terminato, le cui annotazioni sono state presentate in un quaderno edito recentemente .
Con i primi mesi dell'anno 1997 si sono definite,quindi, le operazioni da attivare per la prima fase degli interventi da eseguire nell'interno della Chiesa ed è stata programmata una campagna preliminare di studi e d'indagini finalizzati alla redazione di un adeguato progetto per rendere possibile il recupero delle superfici a stucco.
Infatti le risultanze emerse dalle operazioni eseguite sui prospetti del convento unitamente alle valutazioni circa le tecniche esecutive delle superfici esterne ,sin qui recuperate, avevano messo in evidenza come la possibilità di far riemergere le finiture originarie fosse una eventualità da valutare e da percorrere per l'attuazione delle opere da eseguire nell'interno della Chiesa . 
Tale intendimento scaturiva da un insieme di approfondimenti conoscitivi sul manufatto suffragati da un attento riesame della documentazione d'archivio; era pertanto necessario eseguire un'approfondita ricognizione preliminare sulle superfici a stucco per indirizzare le scelte progettuali e le tecniche appropriate per il loro recupero.

IL RESTAURO IN CORSO NELL'INTERNO CHIESA


L'installazione di opere provvisionali (giugno-luglio 1997), studiate e verificate preliminarmente , al fine di non determinare sollecitazioni alla volta della cripta e realizzate con una struttura a ponte, per raggiungere le quote necessarie per le lavorazioni sino al lanternino, è stata la prima complessa operazione affrontata considerate le esigenze di sicurezza e di accessibilità alle superfici stesse.
In questa complessa fase ricognitiva è stato approfondita la rilettura del libro della "Fabrica", dei documenti d'archivio e affrontata una precisa ricerca sulle manutenzioni che si erano succedute nel tempo al fine di poter redigere una schedatura comparata tra detto materiale documentario e le annotazioni effettuate nel cantiere tanto per le tecniche esecutive che per le operazioni effettuate.
E' subito emerso che gli strati successivi di tinteggiature manutentive ,apposte nel tempo sulle superfici originarie , decrescevano verso l'alto, che le parti con modellati e aggetti erano coperti da spessi depositi di polveri mentre un cospicuo quadro fessurativo degli strati superficiali degli intonaci interessava il lanternino e la cupola.
Alcuni elementi plastici ,inoltre, presentavano rotture antiche e recenti mentre una grande quantità di chiodi e staffe di ogni dimensione, conficcati ovunque denunciavano il lungo perdurare della pratica di addobbare l'interno con drappi e lumi;questo in rapida sintesi lo stato di consistenza in cui si presentava l'interno.
Sulla scorta delle opere eseguite sui prospetti già restaurati e degli studi condotti è stato confermato l'intendimento progettuale teso al "recupero integrale" delle superfici al fine di restituire la connotazione architettonica e plastica degli stucchi originari; nel frattempo occorreva leggere in sequenza il sovrapporsi delle tinteggiature manutentive per i necessari approfondimenti conoscitivi sulle stesse. 
Il quadro dei diversi assetti cromatici si sono rivelati essere, i più rilevanti, in numero di quattro.
Dopo una prima fase manutentiva che rinnovava le superfici con un'uniforme coloritura bianco-grigiastra, databile alla fine del XIII secolo , come confermato da iscrizioni rintracciate nel lanternino e da altri elementi tra i quali quelli emersi dai documenti relativi alle manutenzioni, si susseguo tre fasi ,attribuibili all'arco del XIX, secolo che propongono tonalità ocracee diversificando le superfici in un'arbitraria bicromia per giungere ad un uniforme colore bruno uniforme applicato nei primi anni del XX.
E' stata pertanto dato il via ad una campagna ricognitiva per verificare la fattibilità della rimozione, ovvero "descialbo" da eseguirsi manualmente a bisturi e ove possibile con l'ausilio di strumenti meccanici di precisione, delle coloriture manutentive che erano state applicate nel tempo.
Contemporaneamente a queste ricognizioni, constatata la presenza di una lesione profonda e ramificata con andamento lungo l'asse longitudinale della cupola e con estensione ,verso il basso, sino alla sommità (cervello) degli archi dei nicchioni e che andava ad interessare l'alta trabeazione, (con andamento analogo a quello riscontrato a suo tempo nella volta della cripta) è stato avviato un programma di monitoraggi.
Questo è consistito nell'installare, in corrispondenza della lesione più significativa ,dei misuratori d'apertura e dei sensori di temperatura delle lesioni , questi registreranno ogni sei ore i dati che poi saranno raccolti in una centrale; trimestralmente si redigeranno relazioni sull'andamento delle rilevazioni.
Il sistema è stato avviato il 14/11/97,l'apparecchiatura rimarra' in situ per le verifiche e le letture sino all'estate 1999 .
Le risultanze del monitoraggio hanno fornito elementi di valutazione circa le condizioni statiche della cupola che si stanno approfondendo.
Nella fase di montaggio delle impalcature nel lanternino,nel frattempo, era emerso con evidenza lo stato d'estremo degrado in cui questo versava, si è pertanto deciso subito di procedere, dopo i primi saggi, all'intervento che potrei definire proprio di somma urgenza .
Si è dato il via alle operazioni di consolidamento delle superfici .
Gli intonaci e gli stucchi,infatti, erano segnati da un reticolo fitto di fessurazioni, queste erano riempite da depositi spessi di fuliggine nera e scontornavano ampie zone di distacchi degli intonaci dalla muratura.
Il cupolino, inoltre, presentava varie fasi di manutenzione, gli splendori,ovvero la raggiera che circonda lo Spirito Santo, avevano una prima doratura originale molto lacunosa stesa su bolo rosso ed una seconda in buono stato di conservazione , eseguita a missione ; lo sfondo celestino,poi, evidenziava più fasi manutentive di cui l'originaria eseguita con pigmento azzurro sull'intonaco (detto smaltino), le successive erano state eseguite con pigmenti d'epoca più recente ( blu di prussia in uso dalla fine del settecento).


Lo stato di conservazione molto compromesso delle superfici pigmentate e delle dorature originarie ci ha indirizzato ad eseguire una semplice pulitura dell'ultima doratura e a riproporre ,sugli strati manutentivi azzurri, una coloritura all'acquarello simile allo smalto del primo livello senza asportare le varie manutenzioni.
Nella fase preliminare si erano eseguite le tassellature stratigrafiche delle superfici e la mappatura del loro stato di conservazione.
Nel corso di tali indagini si e' constatata l'entità dell'intervento manutentivo ottocentesco quando, con l' installazione degli infissi sul filo degli intonaci interni, si era creata una doppia finestra di protezione agli agenti esterni; tale installazione oltre ad aver compromesso la connotazione architettonica impediva l'afflusso della luce dalla lanterna all'interno. 
Il montaggio di questi aveva determinato, inoltre, il tamponamento del sesto delle quattro grandi finestre, creando una lunetta sottolivello.
La rimozione dei telai con la riapertura delle quattro grandi finestre ha consentito il recupero dell'impaginato architettonico del lanternino e la riproposizione dello svolgersi della cornice modanata, (era stato tagliato tutto l'angolo dell'imbotte della finestra, compresa la cornice modanata superiore, interrompendo ed alterando l'angolo acuto che questa creava girando) permettendo quindi alla luce di tornare a svolgere quel ruolo comprimario per la lettura dell'intero organismo della chiesa.
Lo smontaggio degli infissi ha permesso anche di acquisire un riferimento post-quem per le manutenzioni riscontrate sulle lunette tamponate (seconda e terza fase) e di conseguenza confermare ad epoca precedente la prima manutenzione grigia ( fine XVIII secolo), la sola presente nell'imbotte della finestra in quanto risparmiata dalle successive fasi perché non più facilmente raggiungibile dopo il montaggio di detti telai.
Nel frattempo , le risultanze delle indagini condotte su tutte le superfici della chiesa avevano confermato la possibilità e l'opportunità di dar corso alle operazioni di descialbo per consentire, in sequenza ,dopo adeguati interventi di consolidamento, il completo recupero delle superfici a stucco.
Portato a compimento, quindi, il restauro del lanternino che è risultato di gran lunga di notevole impegno esecutivo per quanto dal basso non se ne fosse valutata l'effettiva complessità è stata avviata un'ulteriore indagine allo scopo di stabilire,per quanto possibile,la consistenza,l'apparecchio e la tipologia muraria della cupola.


L'esame ravvicinato d'alcuni saggi in prossimità delle lesioni che la segnavano ha posto in evidenza come queste fossero antiche, ovvero verificatesi in tempi immediatamente successivi al completamento della struttura, (la conferma a ciò si deve al fatto che le diverse soprammesse coloriture manutentive sulle sarciture rintracciate erano analoghe quelle delle altre superfici).
La complessa conformazione dei cassettoni ha determinato (ovvero quasi imposto),vista l'opportunità di effettuare indagini non distruttive, la necessità di ispezionare ,sino ad una adeguata profondità, tanto nelle cornici che ne conformano l'articolazione dei lacunari che nello spessore retrostante , la struttura muraria della volta.
E' risultata idonea eseguire un'ispezione endoscopica condotta attraverso fori di 14 mm di diametro e realizzati su diversi piani verticali individuando le localizzazioni secondo precisi parametri ricognitivi che riducendo l'invasività avessero valenza strutturale.
A questo scopo è stato utilizzato un endoscopio rigido a fibre ottiche di 8 mm di diametro, le immagini poi memorizzate documentano le pareti dei fori ad intervalli di 50 mm dal fondo verso l'esterno.
Il risultato delle prime osservazioni ,che stiamo ancora approfondendo,conferma la presenza di una struttura muraria in tavolozza di mattoni e malta pozzolanica , il cui allettamento è di circa 1- 2 cm di spessore, in cui non s'individuano gerarchie strutturali; tutta la struttura , infatti ,comprese le costole dei cassettoni a rilievo che costituiscono parte integrante della muratura ,è conformata dai laterizi e abbozzata già nella sua forma definitiva in un lavoro di muratura che non denuncia discontinuità nello spessore , lo strato di finitura a stucco,poi, è steso su una malta pozzolanica di circa 5 cm di spessore.
Queste rapide annotazioni sulle indagini eseguite nella struttura muraria della cupola , o meglio direi della volta, sono una parte dello studio condotto e in corso d'approfondimento per delineare eventuali considerazioni e riflessioni sul suo modello statico mentre ulteriori indagini sulla struttura muraria della chiesa sono ancora in corso d'elaborazione e di approfondimento.
E' in ogni modo risultato evidente che questa è rivestita da intonaco di malta pozzolanica, ricoperta da un sottile strato di finitura di stucco;detta malta pozzolanica, apprezzabile in corrispondenza di localizzate lacune dello stucco di rivestimento, risulta costituita da pozzolana laziale di colore variabile dal rosso al bruno, vagliata con granulometria sottile ed omogenea (fino a mm.2) unita ad un'elevata quantità di calce spenta (anche fino al 50%).
La realizzazione degli elementi plastici aventi maggiore aggetto: volute dei capitelli, rilevi, angeli, fiori, prevedeva l'ausilio d'armature laterizie e vegetali (incannucciate) e di vincoli metallici (chiodi, tondini, fil di ferro). 
In particolare la svantaggiosa collocazione in volta degli elementi plastici del cassettonato suggerisce l'ipotesi di un probabile utilizzo di casseformi e stampi per predisporre a terra gli abbozzi in malta pozzolanica successivamente vincolati in opera con la stessa pozzolana armata,sebbene ciò non abbia trovato conferma nei documenti che, al proposito, non sono sempre esaustivi .
Gli strati successivi di malta applicati, con granulometria decrescente, risultano compatti e ben aderenti tra loro e realizzano dettagliatamente ciascun elemento, costituendo il supporto allo stucco di finitura e suggerendone una sorta di puntuale "disegno preparatorio" .
Lo strato di finitura a stucco è costituito da calce e polvere di marmo a grana sottile (fino a mm.0,5), unito ad una minima quantità di polvere di pozzolana rossa, utilizzata con funzione di pigmento, per conferire una tonalità leggermente rosata e calda allo stucco bianco al fine di evitare un aspetto" gessoso "con l'incidenza della luce .
La stesura dell'impasto, applicato in un sottile spessore sulla malta pozzolanica, ha seguito l'andamento delle pontate, dall'alto verso il basso.
Nell'ambito di ciascuna pontata si articolano le numerose "giornate" di lavoro che individuano generalmente porzioni limitate di superficie compresa tra elementi definiti (i cui giunti sono ben mimetizzati ad esempio in corrispondenza di spigoli e cornici) 
Sono emerse alcune "sottolineature cromatiche" o piu precisamente ombreggiature non apprezzabili dal basso ma per questo significative per la volontà di imporre ad alcuni elementi risalti e ombreggiature ; In particolare emerge come le lettere dell'iscrizione all'imposta del lanternino , l'ombreggiatura delle palmette della corona , dei fregi dei timpani vengono risolte contestualmente all'applicazione dello stucco di finitura.
La superficie finita a stucco appare smaltata e levigata, lavorata con precisione dalla spatola e rifinita con cura dal pennello bagnato.
Alcune superfici evidenziano particolarmente i segni delle incisioni dirette, eseguite con uno strumento metallico e tagliente sullo stucco ancora fresco, per la definizione degli angoli delle cornici, le nervature centrali delle foglie di alloro, i particolari "schiacciati" delle raffigurazioni dei rilievi.
Alcuni dettagli,inoltre, sono realizzati solo in stucco ed applicati direttamente sulla superficie di finitura stessa ancora umida (l'oliva dell'alloro) . 

In particolare la qualità della superficie delle cornici degli ovali, scabra e porosa, differisce dalle restanti rilevando gli effetti dell'impressione dello stampo che ne replicava il modulo decorativo.
L'ombreggiatura dello spessore di alcuni elementi plastici quali i fiori,le palmette della corona,oltre ad elementi decorativi come il fregio dei timpani, la cornice degli ovali etc. è realizzata mediante la stesura ad affresco di un sottile strato di colore ceruleo ottenuto unendo pigmento nero carbone e latte di calce .
Le tracce di uno stesso trattamento sono state rilevate lungo un profilo interno degli elementi del cassettonato della volta e lungo la siluette di alcune raffigurazioni dei rilievi ovali; preciso che tali lavorazioni non sono apprezzabili dal basso ma conferiscono alla lettura degli elementi plastici un risalto d'insieme.
L'iscrizione, posta alla base del lanternino, presenta le lettere delineate con lo "spolvero" e campite di ceruleo direttamente sull'intonaco pozzolanico, risparmiato dalla stesura dello stucco di polvere di marmo.
Qui, in particolare, alcune cadute di stuccature antiche hanno consentito di decifrare un pentimento , ovvero forse un errore ,relativo ad una prima esecuzione che orientava diversamente, di 180° l'andamento dell'iscrizione con la croce che , invece di essere collocata in corrispondenza dell'altare maggiore ,sarebbe stata posta appunto erroneamente verso l'ingresso. 
Le croci trinitarie che scandiscono l'imposta della corona , alla base della cupola, sono decorate da minuti frammenti di paste vitree, (tecnica già riscontrata sui prospetti esterni e nel chiostro) di colore rosso e turchino, allettate direttamente sulla malta pozzolanica fresca e campita ad affresco con stesure di pigmenti rossi ed azzurri .
Inoltre è emerso " un pentimento" ovvero un adeguamento prospettico localizzato sulla sommità del braccio verticale delle croci all'imposta della cupola , dove una porzione di malta è stata aggiunta, successivamente ,per correggerne otticamente dal basso la dimensione in altezza. 
Le decorazioni a foglia d'oro d'alcune superfici invece, (il cupolino del lanternino, le ali degli angeli e le cornici delle pale d'altare) sono condotte su una preparazione a bolo, applicata sulla superficie già finita a stucco : risulta perciò di difficile valutazione l'originalità dell'esecuzione, peraltro riproposta anche in successivi interventi di ridoratura a "missione".
Il restauro dell'interno della chiesa ha richiesto la rimozione dell'organo (risalente 1l 1934) e della cantoria, costruita a metà Ottocento. Tale rimozione ha consentito da una parte il ricupero della bella controfacciata della chiesa, ma, dall'altra, ha evidenziato la definitiva perdita dell'affresco ovale del Mignard, raffigurante L'Annunciazione. Ne resta una minima parte della parte bassa con qualche spezzone della sua splendida cornice dorata. Il restauro, in questo caso, è stato limitato a riproporre la modanatura esterna in stucco che racchiudeva il dipinto. Un'altra rimozione ha interessato le due statue in gesso (San Giovanni de Matha e San Felice de Valois) ubicate fin dal 1900 nelle nicchie ai lati dell'altare maggiore. Queste statue, opera dello scultore spagnolo Isidoro Uribesalgo, sono state risistemate in uno spazio interno del convento. I quattro confessionali, invece, che temporaneamente sono state collocate fuori della chiesa, anche se non risalgono all'epoca borrominiana (l'artista ne disegnò solo due), una volta ripuliti e restaurati, saranno riposti in chiesa.
Nel maggio del 2001 la chiesa fu riaperta per le funzioni religiose e per le visite, ma sono stati avviati altri interventi per il completamento del restauro, che interessano soprattutto le porte e le inferriate. Da poco è iniziata pure una nuova fase dei restauri, questa volta riguardante il prospetto interno del Quarto del Dormitorio.

arch. Paola Degni 

 

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