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L’eroica fortezza

Dio si degna, per sua infinita bontà, 
di comunicare all’anima tanta fortezza, 
tanta compiacenza di adempìre, 
di compiacere la Sua Santissima Volontà, 
che lo stesso patire mi si converte in un gaudio di dolcezza; 
mentre le pene che soffro, interne ed esterne, 
non le cederei per tutto l’oro del mondo.
(Dal Diario della Beata Elisabetta Canori Mora)


La pala dell’altare di sinistra della Chiesetta barocca di San Carlo alle Quattro Fontane, è un lavoro di Prospero Mallerini che nel 1819 realizza l’opera che rappresenta “L’estasi di San Giovanni Battista della Concezione”, riformatore dell’Ordine della Santissima Trinità, beatificato il 26 settembre di quello stesso anno. 

San Giovanni Battista della Concezione vive la sua vocazione dedito soprattutto al ministero della predicazione per il quale è particolarmente dotato. Nel febbraio del 1596 spinto dallo Spirito Santo che gli dona un’eroica fortezza e, con grande determinazione, inizia la Riforma dell’Ordine ed abbraccia in tutto il suo radicalismo evangelico la Regola primitiva del fondatore San Giovanni de Matha: una missione liberatrice da tutte le schiavitù e per il sostegno degli emarginati e degli ultimi della società. 

Nel 1599 con il breve “Ad militantis Ecclesiae” Papa Clemente VIII dà validità ecclesiastica alla “Congregazione dei fratelli riformati e scalzi dell’Ordine della Santissima Trinità” istituita per osservare la Regola primitiva e per “portare nel mondo il mirabile nome dell’Augusta Trinità!”. 

San Giovanni Battista della Concezione, non ha vita facile con i confratelli che non sempre condividono il rigore di vita della Riforma e le sue scelte ma, sostenuto da una fede incrollabile in Dio-Trinità, si affida completamente a Lui, accettando con grande fortezza e spirito di rassegnazione le prove inumane a cui è sottoposto ed esortando sempre i confratelli alla preghiera, alla perseveranza, alla gioia e alla fraternità. 

Aiutato da un’invitta fortezza e dalla speranza, San Giovanni Battista della Concezione riesce a portare a termine la sua opera che, edificata sulla roccia, continua ancora oggi ed i Trinitari, figli della Riforma, sono presenti in numerose parti del mondo, al servizio della redenzione, della dignità umana e al servizio di Dio.

Uomo intelligente e colto, scrive varie opere spirituali ricche di sapienza e di pietà; muore consumato dalla sofferenza, dalla carità e dall’amore, con fama di santità nel 1613, all’età di 52 anni. È canonizzato solennemente dal Sommo Pontefice Paolo VI il 25 maggio 1975, nella Basilica di San Pietro in Vaticano.

San Giovanni Battista della Concezione ha fatto propria l’esortazione dell’evangelista “Chi ascolta queste mie parole e le mette in pratica, può essere paragonato a un uomo saggio che costruì la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, inondarono i fiumi e soffiarono i venti: si abbatterono su quella casa; ma non cadde. Era fondata infatti sulla roccia” (Matteo 7, 24, 25).

Anche la Beata Elisabetta Canori Mora persevera sempre nella via della sofferenza e della preghiera che ha intrapreso alla sequela di Cristo a costo di qualsiasi sacrificio e “con santo ardire calcavo, infrangevo con fortezza invitta il patire, e mi slanciavo liberamente nell’amoroso seno del mio Dio che, pieno di compiacenza, godeva in se stesso nel vedermi, per amor suo, disprezzare tutte quelle gravissime pene”, e “forte ed intrepido se ne stava il mio spirito in mezzo a sì spietati patimenti, confessando sempre il nome di Gesù Cristo. Protestavo di essere fino all’ultimo respiro della mia vita fedele seguace di Gesù Cristo crocefisso, protestandomi che, a costo di qualunque supplizio avesse potuto inventare l’inferno contro di me, sempre e poi sempre volevo confessare e professare la fede e legge di Gesù Cristo, ed essere sua vera seguace”.

“Il mio buon direttore - continua Elisabetta - molto si meravigliò ed insieme si rallegrò di vedere in me tanta fortezza e prontezza di patire per amore di Dio e in vantaggio del mio prossimo. Ne ringraziò e ne diede lode a Dio, il quale per sua bontà si degnava darmi tanta grazia”. 

La Beata Elisabetta ebbe il privilegio di essere incoraggiata e sostenuta dal suo celeste sposo e, durante un’esperienza mistica, sentì dirsi “Fatti coraggio, ed impara da me a sostenere con fortezza di spirito e veracità di cuore, e con perseveranza finale, grazie al mio divino aiuto sicuramente riporterai la compiuta vittoria, e potrai godere di quella immortale corona che ti ho preparata per tutta l’interminabile eternità. Godrai il premio delle tue fatiche e di quella fedeltà che mi giurasti. Io sono il tuo premio, io sarò il tuo gaudio eterno e l’eterna tua felicità”.

Scrive il Sommo Pontefice Paolo VI: “Beati noi se per il Regno di Dio sappiamo, nel tempo e oltre il tempo, perdonare e lottare, operare e servire, soffrire ed amare. Non saremo delusi in eterno”.

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