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60º anni della santa morte
del Servo di Dio 
Padre Antonino dell’Assunta
(16 ottobre 1943/2003)


Il 16 ottobre sarà la ricorrenza del 60º anniversario del pio transito del nostro Reverendissimo Padre Antonino dell’Assunta, avvenuta nel 1943 nel Convento di San Carlino. La santa memoria di un religioso che si può dire inviato dalla Provvidenza per la rinnovazione dell’Ordine nel secolo XX, non è mai scomparsa, anzi, il Consiglio Generale ampliato celebratosi a Cerfroid nel 2002 ha deciso in merito aprire il processo di beatificazione di Padre Antonino. La comunità di San Carlino, che custodisce specialmente il ricordo di quel grande dono di Dio che è stata la sua vita e opera, dedicherà questo giorno alla preghiera in sua memoria, recandosi alla tomba comunitaria, presso il Cimitero del Campo Verano, offrendo un omaggio floreale e pregando un responso per la sua anima benedetta.

Padre Antonino nacque ad Amorebieta (Vizcaya, Spagna) il 17 gennaio 1867. Venne a Roma, per ricevere l’abito trinitario dalle mani del suo zio, P. Bernardino, Commissario Generale dei Trinitari Spagnoli a San Carlino, nel 1881. Fece i suoi studi filosofici e teologici presso la Pontificia Università Gregoriana, e fu ordinato sacerdote il 7 luglio 1889. Coprì le cariche di formatore dei giovani religiosi, definitore generale più volte, postulatore generale delle Cause dei Santi, e Ministro Generale dell’Ordine (elezioni nel 1919, 1931 e 1937). Pio X lo nomino Consultore della Sacra Congregazione dei Religiosi, Benedetto XV di quella dei Riti, e Pio XI della Congregazione di Propaganda Fide. Profondamente stimato da questi tre papi, ci sono riferimenti verosimili al fatto che Pio XI voleva innalzarlo alla dignità cardinalizia, che egli rifiutò con profonda umiltà. Nell’Ordine Scalzo, portò a felice termine l’unione delle due Famiglie, quella Italiana e quella Spagnola, avvenuta nel 1900. Padre della storiografia trinitaria moderna, ricercando negli archivi di più nazioni europee, e attraverso le sue numerose pubblicazioni, riuscì, tra l’altro, a chiarire gli origini dell’Ordine secondo la critica scientifica e a mettere in luce numerosissimi documenti riguardanti ogni epoca della storia secolare dei Trinitari. 

La sua fama di santità, all’interno e fuori l’Ordine, fu notevolissima per tutti durante tutta la sua vita. Direttore spirituale del Beato Domenico del Santissimo Sacramento, è principalmente merito suo di avere scoperto la santità che si nascondeva in quel giovane religioso che ha fatto della vita ordinaria il cammino verso l’eroicità delle virtù cristiane. Inoltre, egli è stato il padre spirituale del Venerabile Padre Felice della Vergine, della Venerabile Teresina Zonfrilli, dei Servi di Dio Suor Sofia Dronda e Domenico Verrinot. La sua vita spirituale fù un raggio di luce che illumino tutto l’Ordine, come saldo punto di riferimento per i suoi confratelli e per tutte le persone che cercavano in lui un vero amico di Dio che mostrassi loro il cammino della santità, attraverso la direzione spirituale o il confessionale. Il Signore lo benedisse con una profonda umiltà, con uno spirito di lavoro infaticabile per la Chiesa e per l’Ordine, con uno spirito di ininterrotta preghiera, e con una pazienza ammirevole nella sua ultima e lunga malattia, l’artrosi che lo ha martoriato per lunghi anni, nel silenzio e nell’accettazione dei dolori che l’hanno fatto soffrire crudelmente. La Venerabile Teresina Zonfrilli, delle Figlie di Nostra Signora del Monte Calvario, scrive che un giorno, stando in preghiera, sentí una voce che la invitava all’obbedienza totale al suo direttore spirituale, Padre Antonino. Il Signore le disse: “Egli è la stella dell’Ordine Trinitario”.

Tra le tante testimonianze sulla sua santità, risplende per la sua bellezza quella fatta dal Cardinale Carlo Salotti, intimo amico del Servo di Dio. Ne riportiamo i brani più interessanti:

“Pochi uomini ho conosciuto così a lungo e così da vicino, come ebbi la fortuna di conoscere il P. Antonino dell’Assunta. Fummo stretti da un vincolo d’intimità, che mi dette agio di poter ammirare la sua grande bontà, la sua rettitudine, la sua vasta cultura, la perspicacia del suo ingegno e tutto un complesso di doti esimie, le quali erano così manifeste ed eminenti da esercitare un fascino sul mio spirito che ne rimase avvinto e dominato. L’orto del Convento di San Carlino, nei cui verdi e raccolti viali si passeggiava, parlando dell’una cosa e dell’altra; la piccola cella, che per lui era un cenacolo di studio, di preghiera e di meditazione; il convento Trinitario di Pallestrina e quello di Rocca di Papa, dove per diversi anni trascorremmo insieme i mesi estivi; furono questi i luoghi dove mi fu dato di approfondire la bellezza interiore di questa anima.

Nella qualità di Ministro Generale si trovava sempre a contatto dei suoi giovani studenti, che egli amava intensamente con affetto paterno, e che si studiava di condurre con l’esempio e con la parola sulle vie della virtù e della perfezione. E quei giovani gli erano sempre attorno, felici della sua presenza e bramosi di ascoltare dal suo labbro consigli ed insegnamenti, che sapeva pure illustrare. 

Uomo fornito di soda dottrina teologica e morale, e ammaestrato dalla esperienza quotidiana proveniente dall’esercizio del ministero sacerdotale, possedeva tale sicurezza di giudizio, che da varie parti si ricorreva a lui per essere consigliati e diretti nelle difficoltà della vita. Per questo motivo il suo confessionale nella chiesa di San Carlino era sempre affollato di fedeli che convenivano anche dei rioni piu lontani della città per aprirgli la loro coscienza ed averne sollievo. Egli non si rifiutava mai. Perfino sacerdoti, prelati e laici distinti facevano appello alla sua alta e nota saggezza. 

La preghiera fu il suo alimento spirituale. Viveva ora per ora con Dio, col quale era intimamente congiunto. Tutti coloro che lo avvicinavano, nell’allontanarsi portavano seco un profumo di qualche cosa di nuovo e di straordinario che li rendeva migliori. Ogni sua parola era un richiamo a Dio, una espressione di riconoscenza a Chi ci ha creato e redento, un cantico di amore che si elevava dalla sua anima verso il cielo. La preghiera era la sua gioia, la sua speranza, la sua vita. Solo Iddio sa la bellezza di quelle mistiche ore che trascorreva nella propria cella, tutto immerso nella sorgente delle divine misericordie. Lo si deduceva dalla sua maniera di pregare negli atti comuni, alla presenza dei suoi confratelli. La compostezza, la dignità, il raccoglimento, col quale celebrava la Santa Messa, recitava il breviario, il rosario e le altre preghiere proprie della Regola Trinitaria, erano di somma edificazione. Mi domandavo invano se vi fosse differenza tra il modo di pregare di P. Antonino e quello dei grandi eroi della Chiesa, ai quali furono concessi gli onori degli altari. 

Affascinato da tanto esempio, non mancai talvolta di dire ai suoi figli: “Chissà che non venga il giorno, nel quale s’inizieranno i processi canonici per la beatificazione di vostro Padre. Mi dispiace solo che in quel giorno non sarò più tra i vivi, e per ciò non potrò dare la mia testimonianza in quei processi”. Quando appresi la notizia della sua morte, non piansi. Alzai gli occhi al cielo ed esclamai: E’ un santo che entra in paradiso per unirsi all’innumerevole coro dei santi, che danno gloria a Colui che è la Santità per essenza; e sono sicuro che questo nuovo Santo pregherà per me”.

Padre Antonino dell’Assunta, prega per tutta la Famiglia Trinitaria e per tutti gli amici di San Carlino.

Padre Antonino, prega per noi!

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