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> Il Capolavoro di Francesco Borromini: San Carlo alle Quattro Fontane <

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 > Culto e Matrimoni

I quattro frati trinitari spagnoli, inviati a Roma per stabilirvi una casa procura del ramo riformato dell'Ordine della Santissima Trinità, il 4 settembre 1611 acquistarono una casa nel crocicchio delle quattro fontane tra la strada Pia e la strada Felice al Monte Cavallo. Vi costruirono subito alcune celle e una piccola chiesa, che fu consacrata il 3 giugno 1612 dal cardinale Ottavio Bandini, protettore dell'Ordine, alla Santissima Trinità e a San Carlo Borromeo. I frati, dalla loro Regola, erano tenuti a dedicare la chiesa alla Trinità, mistero titolare della famiglia religiosa, ma il cardinale Bandini chiese loro di intitolarla ugualmente al grande santo riformatore della Chiesa, San Carlo Borromeo, appena canonizzato qualche mese prima, nel 1610. E così quello fu il primo tempio al mondo consacrato a San Carlo Borromeo (assieme al mistero della Trinità). Di cui anche la decisione di raffigurare il Santo in adorazione della Santissima Trinità, sia nella primitiva pala d'altare, opera stupensa di Orazio Borgiani (il quadro, San Carlo in adorazione della Trinità, può essere ammirato nell'attuale sacrestia), sia in quella successiva, dipinta da Pierre Mignard.

Lungo l'arco di quasi quattro secoli questa chiesa è stata intenso luogo di culto e tuttora continua ad esserlo. La presenza della numerosa Comunità di Trinitari ne è segno, così come la frequentazione di tanti fedeli, che seguono qui la Santa Liturgia e hanno San Carlino come luogo di preghiera. I numerosi turisti, che vi affluiscono quotidianamente da tutte le parti, oltre che ammirare le bellezze artistiche ivi racchiuse, vi sentono un segreto incitamento al raccoglimento spirituale e alla preghiera. San Carlino in se stesso è una preghiera e un invito suadente ad elevare lo spirito a quel Dio Trinità, fonte di luce e di vita, che tutti avvolge e guida dal cupolino della lanterna e tutti salva ed abbraccia nel Cristo esanime consegnato dal Padre sotto il soffio dello Spirito Santo, dall'alto della bellissima pala del altare maggiore. Va aggiunto che qui vengono volentieri anche i poveri sia a pregare che a usufruire di qualche aiuto offerto loro dai frati del convento. Anche la condizione di sorprendente povertà ambientale (San Carlino, si sa, è una "chiesa molto povera" per quanto concerne i materiali di costruzione, l'ornamentazione e gli arredi sacri) può facilitare il dialogo interiore dell'uomo, sempre attanagliato dalle sue molteplici povertà a cominciare dal peccato, con il suo Dio, il Dio dell'amore e del perdono, il Dio della vita e della libertà, il Dio Padre, Figlio e Spirito Santo che San Carlo Borromeo invita ad adorare ed amare.

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